GAZA. Progetto mascherine anti-virus

 

SOSTEGNO ALLE ATTIVITÀ DI LOTTA ALLA DIFFUSIONE DEL CORONA-VIRUS A GAZA

Localizzazione: Striscia di Gaza
Beneficiari: 1) popolazione economicamente svantaggiata della Striscia
2) Ditta Maraky di Soad Kalub, azienda artigianale di sartoria
specializzata in produzione di camici, tute ospedaliere,
mascherine chirurgiche e simili.
3) Piccole ditte produttrici di saponi nella Striscia di Gaza.

Obiettivo immediato:fornire dispositivi sanitari di protezione individuale di
base contro il contagio da virus
Obiettivo finale: sostenere lo sviluppo dell’azienda Maraky creata 4 anni fa  a Gaza dalla signora Soad Kalub dopo che la precedente azienda, localizzata a Rafah, era stata completamente distrutta dall’aggressione israeliana del 2014 denominata “margine protettivo”.
L’azienda, grazie alla tenacia della signora Soab Kalub, si sta lentamente affermando e dà lavoro e formazione professionale a un gruppo di donne gazawe liberandole dalla dipendenza dai sussidi internazionali;
Modalità d’azione: non potendoci recare personalmente in Palestina dato il
blocco sanitario, ci affidiamo a referenti di provata fiducia per la realizzazione del progetto che seguiremo on line.
Budget: 7.000 (settemila) euro
Modalità di finanziamento: libere sottoscrizioni di soci e donatori volontari
Tempi di realizzazione: 40 giorni a partire dal 1°aprile 2020

PREMESSA e MOTIVAZIONI.
Il 30 marzo di due anni fa, Giornata della Terra, iniziava la Grande Marcia del Ritorno lungo il confine terrestre della striscia di Gaza con l’obiettivo di denunciare al mondo l’inadempienza da parte di Israele verso la Risoluzione Onu 194/1948 relativa al DIRITTO AL RITORNO nelle proprie terre dei profughi palestinesi e l’illegale assedio della Striscia, sperando che il mondo agisse in nome del Diritto.
Nelle manifestazioni che si sono ripetute ogni venerdì per quasi due anni, Israele ha dato ai suoi cecchini la possibilità di esercitarsi su bersagli umani, uccidendo e ferendo un numero impressionante di manifestanti inermi. Il mondo, quello delle istituzioni, al quale si chiedeva di agire non ha agito, se non con pallidi cenni di disappunto. La situazione resta drammatica.
Quest’anno, per il 30 marzo, erano state previste altre manifestazioni a Gaza e in Cisgiordania, ma è arrivato un nuovo killer. Un killer che non guarda né religione, né etnia e non usa fucili. Si è diffuso a livello pandemico arrivando anche in Palestina.
Ogni manifestazione è stata bloccata per ragioni di salute perché il nuovo killer, il virus che può provocare la Covid-19, si diffonde in modo spaventoso e una sua diffusione in Palestina, e in particolare a Gaza, visto l’illegale e disumano assedio imposto da Israele, potrebbe fare altrettante vittime di un’aggressione israeliana quale piombo fuso o margine protettivo.
Per questo sono state vietate le manifestazioni che comportano assembramenti, sono state chiuse le scuole, i bar, i ristoranti, vietati i matrimoni e perfino la preghiera collettiva del venerdì, per ridurre la diffusione del virus che, soprattutto nella prigione di Gaza in cui vivono due milioni di persone in pochi chilometri, non sarebbe possibile tenere sotto controllo. In Cisgiordania ci sono circa 90 contagiati e si è registrata già una vittima, a Gaza invece i contagiati al momento sono 9 e si cerca di evitare che crescano.

I nostri amici palestinesi in questi due mesi in cui in Italia, grazie alle carenze di strumentazioni salvavita, sono morte circa 11.000 persone per o con infezione da corona-virus, ci hanno inondato di messaggi di solidarietà ed ora che il virus è arrivato anche da loro sanno che se attecchirà sarà particolarmente drammatico a causa dei blocchi israeliani, e lo sarà ancor di più a Gaza date le condizioni in cui vive almeno l’80% della popolazione della Striscia.
Ci siamo quindi rivolti a diversi cittadini di Gaza, ben conosciuti per precedenti lavori e assolutamente affidabili, per sapere come potevamo essere utili e quali fossero le più immediate necessità. La risposta è stata: mascherine, saponi e prodotti igienizzanti, ma subito. Ci siamo poi rivolti ad alcuni medici con i quali abbiamo già collaborato e la risposta è stata: “mascherine, saponi e prodotti igienizzanti per la popolazione, mentre per gli ospedali, se il virus dovesse portare alla malattia, cioè alla Covid-19, il problema non potrebbe essere risolto con il ricorso a piccole sottoscrizioni perché dopo anni di bombardamenti e di assedio, con impoverimento continuo delle nostre strutture, ciò che servirebbe ai nostri ospedali per far fronte a un eventuale alto numero di malati da sottoporre a terapia intensiva richiederebbe finanziamenti di altra portata, quindi quel che vi chiediamo è di aiutarci a evitare che il virus si diffonda, perciò mascherine, saponi e igienizzanti per la popolazione, subito.”

Non sappiamo se le mascherine realmente serviranno ad evitare l’eventuale contagio, data la triste situazione abitativa di Gaza, ma sappiamo che esse daranno un minimo di sicurezza psicologica e spingeranno ad accettare anche le altre regole igieniche che sia alcune organizzazioni locali, sia le Istituzioni pubbliche, stanno invitando a seguire.

Piuttosto che far arrivare uno stock di mascherine o di saponi acquistati altrove, abbiamo stabilito un contatto con piccole aziende locali che producono mascherine professionali e saponi, abbiamo stabilito i costi tramite Sami Abuomar, nostro referente locale che poi si occuperà di far avere il tutto alle persone che non hanno neanche la possibilità economica di acquistare questi dispositivi sanitari di base di costo veramente esiguo.
Inoltre, come orientamento generale della nostra Associazione, noi tendiamo a sostenere lo sviluppo di realtà locali, convinti che questo significhi “dare una mano e NON dare un’elemosina” al popolo palestinese il quale, se non fosse sotto assedio e/o occupazione, saprebbe sviluppare una propria autonoma economia.
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La foto mostra i locali della ditta (risorta dopo la distruzione israeliana) in cui la signora Soad Kalub tiene corsi di formazione professionale e dove i laboratori di sartoria producono quel che viene richiesto senza ricorrere a merci imposte da Israele.91513572_145090100238161_5929696702863769600_n

 

Non dobbiamo dimenticare che mentre in Palestina il virus maledetto sta facendo la sua comparsa, Israele incrementa le sue misure antipalestinesi, tanto in Cisgiordania che a Gaza. Non dimentichiamo gli attacchi che vengono fatti sia dai fuorilegge detti coloni che dall’esercito contro i palestinesi nei Territori occupati, né dimentichiamo i bombardamenti di routine sulla Striscia di Gaza che, ormai, non vengono neanche menzionati dai media mainstream proprio perché di routine, ma seguitano a distruggere case e a seminare morte, nonostante il segretario dell’ONU abbia chiesto un cessate il fuoco mondiale vista la pandemia del nuovo virus.
Ma Israele è sordo ad ogni richiamo, compresi i richiami dell’ONU, e noi crediamo che non valga la pena considerarlo un interlocutore e chiedergli di cessare le sue ignobili e criminali azioni perché comunque seguiterà a muoversi come ha sempre fatto, divorando terre, vite e diritti finché verrà sostenuto dai suoi sodali, in primis gli Usa e poi una lunga lista di Paesi i cui nomi potrebbero essere incisi su una moderna colonna infame.

TEMPI DI REALIZZAZIONE DEL PROGETTO
Questo piccolo progetto partirà immediatamente, inviando il denaro necessario per l’acquisto delle prime 1.200 mascherine prodotte dalla ditta Maraky di Gaza, e la consegna dei primi 400 saponi prodotti anch’essi da due ditte di Gaza. Il tutto avverrà con regolare rendicontazione.
Verranno assegnate 2 mascherine a persona più i saponi secondo la lista che sta preparando in nostro referente Sami Abuomar seguendo il criterio delle famiglie in condizioni economiche maggiormente svantaggiate.
Il costo di ogni mascherina è di 1 nis, quindi un euro ne paga quattro. Il costo di ogni pacco contenente 4 saponi è 4 nis, quindi 1 euro ogni 4 saponi.
Inoltre aggiungeremo 25 euro per gli spostamenti che dovrà fare Sami Abuomar o che affiderà a una persona di sua fiducia per la consegna. A Gaza non ci sono bus e gli spostamenti avvengono in taxi a meno che non si abbia un’auto propria.
Pertanto per questa prima tranche di 1.200 mascherine e 400 saponi dobbiamo raccogliere 425 euro che spediremo immediatamente.
Le successive tranches saranno scaglionate a seconda dei fondi raccolti settimanalmente e l’obiettivo che ci poniamo è la produzione e successiva consegna di 20.000 mascherine e 4.000 saponi entro massimo 40 giorni, sperando che il contagio venga fermato prima. In quel caso, l’eventuale somma raccolta e non usata verrà destinata allo sviluppo di attività educative da concordare col Centro Italiano di Scambi Culturali Vik.

PER SOSTENERE IL PROGETTO VI INVITIAMO A FARE UN BONIFICO BANCARIO NEL C/C INTESTATO A: Associazione Oltre il Mare – presso Banca del Fucino
codice Iban IT83 N031 2403 2170 0000 0233 534
CAUSALE OBBLIGATORIA: progetto mascherine per Gaza
Contestualmente vi preghiamo di inviare una mail al seguente indirizzo: associazioneoltreilmare@gmail.com per comunicarci il vostro versamento e per potervi ringraziare e tenere informati sia dell’avanzamento del progetto che della situazione interna alla Striscia.

GRAZIE A CHIUNQUE VORRÀ SOSTENERE IL PROGETTO ANCHE CON UN PICCOLO CONTRIBUTO O, SE NON E’ POSSIBILE, ANCHE SOLO FACENDOLO CONOSCERE
  Associazione Oltre il Mare

 

 

Un pensiero su “GAZA. Progetto mascherine anti-virus

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